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domenica 6 aprile 2014

Christiane F. ci riprova

Christiane F. ci riprova
di Margherita Vaccaneo


Molti ricorderanno Christiane Vera Felscherinow che, sotto il nome di Cristiane F., fece scalpore con il proprio vissuto nella Gemania di fine anni '70: Noi, i ragazzi dello zoo di Berlino. Il racconto di droga pubblicato nel 1978 è frutto di una serie di interviste della ragazza rilasciate al settimanale tedesco Stern sul mondo giovanile; pagine nelle quali Christiane ha confessato la propria dipendenza da eroina ed il passato di prostituzione nella stazione Zoologischer Garten, comunemente detta Bahnhof Zoo, luogo di incontro della gioventù berlinese. Dal libro, intanto divenuto bestseller, è stato tratto l'omonimo film, nel 1981, che mostra nei panni di Christiane una giovanissima Natja Brunckhorst. 

   
Natja in una scena de film
 

Oggi, a distanza di 35 anni, Christiane è tornata a collaborare con Sonja Vukovic, giornalista dalla quale era stata intervistata  in passato, per la produzione di un nuovo ritratto di una (non troppo) nuova sé. Dopo un lungo periodo, in occasione dei trent'anni dall'uscita del film, nel 2011, Sonja decide di contattare Christiane e proporle il nuovo lavoro. “Lavoravo per la testata tedesca Die Welt e durante la ricerca di una storia mi sono imbattuta nel trentennale del film di Uli Edel e ho deciso di rintracciare Christiane. Non é stato facile, nemmeno dopo averla trovata e dopo aver conquistato la sua fiducia. Alla fine il materiale che avevo era così ricco che l´idea di un libro prendeva naturalmente forma”      dice Sonja nell' intervista di Natasha Ceci.
L'opera, scritta a quattro mani, intitolata Io, Cristane F., La mia seconda vita, è stata presentata l'11 ottobre scorso alla Fiera del Libro di Francoforte e descrive gli anni seguenti alla pubblicazione delle interviste senza seguire un preciso ordine cronologico. Tra i capitoli principali vi sono una carriera musicale senza particolare successo, il mancato matrimonio con con il compagno Panadiotis, la nascita di un figlio nel 1996 e la successiva perdita della sua tutela conseguente ad una ricaduta nella dipendenza da eroina. La donna ha inoltre dichiarato di essere affetta da una forma cronica di epatite riconducibile alla dipendenza da sostanze stupefacenti delle quali denuncia gli effetti a distanza di anni.




Nonostante la vita travagliata e segnata dalle conseguenze di un'adolescenza difficile, la donna ha affermato più volte di essere una buona madre e di combattere per la custodia del figlio, collocato in una casa di accoglienza da anni, con il quale trascorre solo i fine settimana.


Christiane F. oggi
http://floresdeumdeserto.blogspot.it/2012/10/eu-christiane-f-13-anos-drogada-e.html




In questo romanzo come nel primo, ha dimostrato di saper mettere a nudo le proprie difficoltà. L'attrattiva del libro, indirizzato auspicabilmente ad un pubblico giovanile, è racchiusa nella volontà di trasmettere immagini forti e denunciare cause ed effetti di una vita condotta al limite.
Scremando l'immagine di Christiane dall'alone di fascino che più attrae gli adolescenti è possibile scorgere una donna sola che per un periodo troppo breve ha goduto di un successo notevole, caduta nell'oblio e divorata dalle conseguenze delle proprie scelte passate, una donna povera, che ha sperperato il patrimonio derivato dal successo del primo romanzo, una donna profonda, profonda per forza, costretta a continue lotte contro le autorità, nella speranza di riavere il proprio figlio, contro l'epatite e contro i fantasmi del proprio passato, destinati a non scomparire mai del tutto e, forse, a tornare ad essere fantasmi "del presente". 
Speriamo di poter leggere di una sua terza vita che si discosti dalle due precedenti nella quale possa parlare di sé non come Christiane F. bensì come Christiane Vera Felscherinow.

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